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   16/ 01/ 02 source: Swissdisc   
  
Claudio Pontiggia si racconta
Immagini e percorsi

In occasione dello stupendo concerto che Claudio Pontiggia (corno francese) ha tenuto durante il Midem 2001 che si è svolto a Cannes allo Swiss Montreux Jazz Club in compagnia del suo ensemble (Olivier Ker Ourio, armonica a bocca; Jean-Christophe Cholet, pianoforte; Heiri Kaenzig, contrabbasso; Marcel Papaux, batteria), organizzato dalla Fondazione SUISA Per La Musica, ho avvicinato l'artista ticinese con l'intenzione di porgergli alcune domande allo scopo di redigere questa piccola intervista. Grazie alla sua grande loquacità e alla sua simpatia ne è uscito un monologo dove Claudio Pontiggia ci parla del suo passato, del suo presente e del suo futuro musicale in maniera rilassata e divertente.

Claudio Pontiggia: sono nato a Viganello il 26 giugno 1963 presso l'Ospedale Italiano. Mia madre lamenta un enorme vuoto di memoria per quanto riguarda l'ora esatta della mia nascita. Naturalmente non posso certo biasimarla, dal momento che sono l'ultimo di cinque figli maschi. Le mie prime esperienze musicali sono avvenute in seno alla Civica Filarmonica di Lugano. A sei anni incominciai le prime lezioni di solfeggio, ma devo tristemente ammettere che lo studio della teoria musicale non era il primo dei miei interessi quotidiani. A dieci anni il mio ingresso nel mondo della musica fu totalmente manipolato dai miei tre fratelli maggiori che già si barcamenavano da tempo. Ne seguii semplicemente le tracce, senza pormi troppe domande e, in considerazione della tradizione di famiglia, non poteva essere altrimenti. Il 12 novembre 1972 (data storica) ricevetti dalle mani del Maestro Pietro Damiani lo strumento che, fino ad oggi, non ho ancora abbandonato. Ricevetti un corno, non quello inglese o qualsiasi altra cosa venga in mente, ma un corno. Per coloro che leggendo non capiranno di cosa io stia parlando, direi che il corno assomiglia a una tartaruga. Personalmente, e molte occasioni me ne hanno dato conferma, trovo che il corno sia realmente uno strumento «lento» da suonare, lento come una tartaruga e che non può vantare record di velocità nella sua meccanica, comunque…
Dal lontano 1972 al 1979 il mio professore fu William Bilenko, primo corno dell'ex Radio Orchestra di Lugano, miscela esplosiva di eclettismo e buffoneria, personaggio che mi insegnò (ma preferirei che tu scrivessi «tentò di insegnarmi in tutti i modi fino a gettare la spugna») la cultura musicale classica. Sono cresciuto mangiando dixieland, jazz sfrenato, musica per banda e musica da ballo… e credo che questo basti a spiegare quanto poco di classico regnava nella mia vita e nella cultura musicale della mia famiglia e dei miei fratelli i quali bazzicavano le «balere» praticamente tutti i fine settimana per ascoltare e suonare musica jazz. Io fui immediatamente attirato da questo stile musicale e dall'ambiente che questa musica riusciva a creare nelle sale e nei cuori di chi la produceva. Crebbi così coccolato da quel mondo sonoro meravigliosamente spensierato.

Arrivò poi il 1979, anno che attualmente definirei da dimenticare per il difficoltoso distacco dalla famiglia (avevo 15 anni) e per le scelte che ho dovuto fare per il mio futuro. Il destino volle che mi trasferissi a Losanna e che studiassi presso il locale Conservatorio. Qui, lontano dai bagordi delle «balere», venni prepotentemente gettato nella musica classica. Dal 1979 al 1982 fu Joszef Molnar, allora primo corno dell'Orchestre de Chambre de Lausanne, la seconda guida musicale della mia vita. Nonostante si fosse già abbondantemente capito come non avessi, fino a quel momento, nessuna idea di cosa fosse la musica classica, mi diplomai nel 1982 con le felicitazioni della giuria.
Nel 1984 iniziai a calarmi nel ruolo del didatta e dell'esecutore di musica classica. Cominciai con l'insegnamento, attività che ancor oggi non ho abbandonato, presso il Conservatorio di Friborgo e successivamente, dal 1989 al 1991, presso il Conservatorio di Sion. Sempre nel 1984 entrai a far parte del gruppo da ballo «Smile» il quale, per un anno intero durante tutti i fine settimana, animò le «balere» del Canton Friborgo. Compagni di sventura…Marcel Papaux, Matthieu Michel (anch'essi alla ricerca di una via da seguire) e tanti altri che, cammin facendo, abbandonarono. Sempre nel 1984, iniziai a collaborare con diverse formazioni classiche (Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestre de la Suisse Romande, Orchestra della Svizzera Italiana) come pure con altre formazioni orchestrali e gruppi locali. Parallelamente, in quegli anni, anche la mia attività jazzistica cominciava a prendere forma. Per tutto il decennio 1979-1988 divenni dunque, una specie di «Dr. Jackell - Mr. Hide» della musica. Barcamenandomi fra mondo classico e jazz, trassi incalcolabili esperienze musicali e di vita. Passavo, magari anche nel corso della medesima giornata, dall'eleganza di un teatro di città all'aria cavernosa di qualche jazz club di paese, per finire poi a notte inoltrata, in una fumosa balera di periferia. E' sicuramente solo adesso che, guardandomi alle spalle, posso vantarmi di essere stato un musicista…poliedrico. Nel 1988 organizzai, in ambito jazzistico, la mia prima e importante tournée con Francis Coletta alla chitarra, Oliviero Giovannoni alla batteria e Palle Danielsson al contrabbasso. Ritenni allora fondamentale porre il mio livello artistico fianco a fianco con quello di jazzisti di grande valore e, dopo tanti errori e mille peripezie, capii che il jazz poteva essere la mia strada. Nel 1989 organizzai una seconda tournée fra Svizzera e Italia con Marc Johnson al contrabbasso, Oliviero Giovannoni alla batteria, Maurice Magnoni al sassofono e Jean-Philippe Zwahlen alla chitarra. Nel 1991 conobbi Matthias Rüegg, fondatore e leader della Vienna Art Orchestra e partecipai alla formazione della Swiss Art Orchestra, voluta dallo stesso Rüegg, con la quale registrai un CD. Sempre nel 1991 entrai a far parte della Vienna Art Orchestra senza rendermi realmente conto di quale porta stessi per varcare. Nell'orchestra rimasi per circa sette anni registrando 10 CD. Di conseguenza, dal 1991 al 1997, fu difficilissimo pensare a dei progetti «miei». La Vienna Art Orchestra rappresentava un grande impegno a livello musicale e, fisicamente, mi obbligava spesso ad essere lontano da casa. Il tempo a disposizione era dunque poco e lo dovevo dividere fra gli allievi del conservatorio e fra altri progetti musicali ai quali venni invitato (in Svizzera, in Italia, e in Francia) e ai quali intendevo partecipare.

Al termine della mia collaborazione con la Vienna Art Orchestra incominciai quindi a pensare seriamente al bisogno di creare qualcosa che avesse una mia impronta, qualcosa che potesse dimostrarmi concretamente la maturità musicale raggiunta e che, magari, potesse essere anche apprezzato da un pubblico appassionato. Con quell'obiettivo in mente, iniziai un percorso poco definito e in salita: la formazione de «Il Trio» con Jean-Christophe Cholet al pianoforte e Heiri Känzig al contrabbasso, formazione che venne temporaneamente sorpassata da un'altra idea… quella del sestetto! Il 1998 è stato l'anno della concreta realizzazione di quei nebulosi progetti: il CD «Espoir» è stato il primo risultato che mi ha visto anche nelle vesti di compositore. Il disco è stato realizzato per l'etichetta luganese Altrisuoni; miei compagni d'avventura in questa occasione furono Andy Scherrer al sassofono, Paolino Dalla Porta al contrabbasso, Marcel Papaux alla batteria, Frank Tortiller al vibrafono e Jean-Christophe Cholet al pianoforte. Poi, nel 1999, rispolverai l'idea musicale di partenza. «Il Trio», nella sua formazione originale realizzò nello stesso anno il CD intitolato «Aspetti» (sempre per l'etichetta Altrisuoni). Ancora nel 1999 mi venne l'idea di affiancare a «Il Trio» un quarto musicista. Così, quest'anno (2001), Altrisuoni ha pubblicato il CD intitolato «Immagini e percorsi» dove, oltre alla formazione originale, mi sono avvalso della preziosa collaborazione dell'armonicista Olivier Ker Ourio il quale, oltre a essere una giovane e grande promessa del jazz francese è ritenuto dagli addetti ai lavori e dal pubblico l'erede naturale di Toots Thielemans. Grazie a tutte queste attività è nata per me nel 1999 un'importante collaborazione a livello di sponsorizzazione con il costruttore di strumenti Yamaha per il territorio francese, che si è allargata quest'anno anche al territorio svizzero.

Quali sono i progetti per il 2001?

Claudio Pontiggia: Innanzitutto terminare la tournée promozionale del CD «Immagini e percorsi»; in questi giorni ho finito di registrare a Parigi con il vibrafonista francese Frank Tortiller il suo nuovo disco che verrà pubblicato dall'etichetta Altrisuoni e a cui farà seguito una serie di concerti in giro per l'Europa. Quest'estate, dal 20 al 26 agosto, sarò pure impegnato in un workshop organizzato dal Conservatorio di La Chaux-de-Fonds. Il corso è aperto a tutti gli allievi delle classi professionali dei conservatori e delle scuole di jazz come pure a tutti quei musicisti che hanno l'intenzione di migliorare le proprie conoscenze nel campo della musica jazz e della musica improvvisata. I musicisti che mi affiancheranno in questo workshop saranno Jean-Christophe Cholet al pianoforte, David Pouradier Duteil alla batteria e Frank Tortiller al vibrofono, alla marimba e alle percussioni. Sempre nel 2001 potrebbe diventare realtà una tournée a Singapore. Ci stiamo lavorando, chissà…

Autor Roberto Lotti




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